Vivere così, a squarci

Corrispondenze private non è un film e non è un documentario, in realtà veramente era un omaggio ad una persona che a un certo punto mi sono reso conto ispira tutti i miei film.

Che cosa accade quando un regista si prende la libertà dal mercato, quando non c’è nessun produttore o distributore da dover convincere, perché da copione, questo film non verrà mai realizzato? Ciò che seguiamo, infatti, è la storia di un uomo e una donna: lo stesso regista Carlo Salani e l’attrice Paloma Calle, con cui ripercorre insieme luoghi e avvicendamenti chiave del suo passato, doppiandosi una nuova volta, per chiudere il cerchio di un’ossessione ciclica, che sempre ritorna. Un autentico sbandamento, vorticoso e imprevedibile, un film che non è un film appunto, ma un percorso che coinvolge un po’ tutti, dove consapevoli o meno, sempre in bilico tra passato e presente, spesso siamo gli attori attivi e pur passivi della scena altrui, e nel film come nella vita, ci si chiede quanto ci sia di reale o si sta invece seguendo un copione. Passato che si proietta nel presente, e il tutto, rivissuto e tempestivamente rimesso in gioco, sempre rivoltato, senza dare mai alle immagini il tempo e la possibilità di fermarsi, e di diventare passato. Vivere così, a squarci, un po’ del presente, e in questa presenza, essere noi ad andar alla ricerca di ricordi da percorrere per non lasciarci in loro balìa; scioglierne i nodi che determinano l’inversione continua, della posizione del soggetto, rispetto a quella che dovrebbe essere l’originaria direzione di marcia sempre e comunque al e nel presente. Ed è allora che possiamo vedere con chiarezza quei gesti incomprensibili che non trovano spiegazione nella scena effettiva e reale, ma che hanno pure un loro significato, solo che la significanza è altrove, perché il linguaggio, prima di significare qualcosa, significa per qualcuno.

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