Mathew Spiegelman  ⋯ Parallel 3 Dimensional
Ho conosciuto il camaleonte, e non voglio più strisciare per terra, cambiare colore o rinascere, ma voglio esistere solo in virtù delle mie forze, come il sole, che dà luce e non l’assorbe. Quest’atteggiamento è proprio della terra. Mi rammento della mia natura solare, e vorrei affrettarmi verso la mia alba. Però mi sono di intralcio le rovine.

Esse dicono: «Nei confronti degli uomini dovresti essere questo o quello». La mia pelle da camaleonte rabbrividisce. Loro mi fanno pressione e vogliono attribuirmi un colore. Ma questo non deve più succedere. Né il bene né il male saranno più i miei padroni. Li spingo di lato, questi ridicoli superstiti, e continuo per la mia strada, che mi porta a Oriente. Alle mie spalle restano le forze discordi che tanto a lungo si sono frapposte fra me e me stesso.
Ormai sono completamente solo. Non posso più dirti: «Ascolta!», oppure «Tu devi», oppure «Potresti», ora invece parlo soltanto con me stesso. Adesso nessun altro potrà più fare qualcosa per me, neanche una minima cosa. Non ho più alcun dovere verso di te, né tu hai più alcun dovere verso di me, poiché io scompaio e tu scompari per me. Non ascolto più le tue richieste, né ti chiedo più nulla. Non litigo più con te, né faccio più la pace, ma pongo il silenzio tra noi.

Lontano da me si spegne il tuo richiamo, e tu non potrai trovare tracce dei miei passi. Insieme al vento dell’ovest, che spira dalla distesa dell’oceano, io viaggio infatti per la verde campagna, mi aggiro per i boschi calpestando la tenera erbetta. Parlo con gli alberi e gli animali del bosco, e i sassi m’indicano la via. Se ho sete e la fonte non viene a me, sono io ad andare alla fonte. Se ho fame e il pane non viene a me, vado a cercare il mio pane e lo prendo dove lo trovo. Non offro aiuto né ho bisogno di aiuto. Se mi sorge qualche necessità, non mi guardo attorno per vedere se qualcuno mi soccorre, ma accetto la mia necessità e mi piego, mi contorco e mi arrangio. Rido, piango, impreco, ma non mi guardo attorno.

Su questa via nessuno mi segue, e non incrocio la strada di nessuno. Sono solo, ma colmo la solitudine con il mio vivere. Basto a me stesso come uomo, rumore, intrattenimento, conforto e aiuto. E procedo verso il lontano Oriente. Non che io sappia quale potrà essere la mia meta remota. Scorgo dinanzi a me azzurri orizzonti: mi bastano come traguardo. Mi affretto verso Oriente, verso il luogo in cui sorgerò. Voglio la mia alba.

Crediti
 • Gustav Jung •
 • Liber novus •
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