Crisi di egemonia
XVI/XX Tesi di politica

Il sistema istituzionale empirico politico vigente esercita egemonicamente il potere quando la comunità politica lo accetta con un consenso sufficiente. Questo significa che le rivendicazioni dei diversi settori sociali non sono state soddisfatte. Ma quando la situazione entra in crisi; quando gli interessi degli oppressi o esclusi non sono compiuti, questi prendono coscienza delle loro insoddisfazioni, sofferenza, che diventando intollerabili (e l’intollerabilità è relativa alla conoscenza del grado di soddisfacimento che raggiungono altri gruppi sociali) produce l’irruzione di una coscienza collettiva critica che rompe il consenso e si presenta come dissenso sociale. L’egemonia della classe dirigente – diceva Gramsci – diventa dominazione. È la crisi dell’egemonia, della legittimità del sistema politico.
La prassi di liberazione è critica in quanto rompe l’egemonia della classe dirigente. È una prassi la cui efficacia aumenta nella misura in cui la legittimità egemonica del sistema diminuisce. C’è, quindi, un processo crescente da un lato (quello della prassi di liberazione) e decrescente dall’altro (la legittimità consensuale si va convertendo in una maggiore dominazione davanti a un dissenso anche maggiore, che come una spirale si appoggiano l’uno all’altro: una maggiore repressione e violenza, maggiore coscienza e anelo di produrre una situazione di libertà). Questo è il piede di fango della statua di ferro e di bronzo nella testa e nel corpo, descritta dal profeta Ezechiele nel pensiero semita. Il sistema può avere enormi eserciti, servizi segreti, polizia perfettamente organizzata, potere dei media, ma l’apparato di repressione (il corpo corazzato della statua), per essere l’espressione dell’esercizio dispotico del potere (una potestas feticizzata), smette di avere forza, non si appoggia dal basso nel potere del popolo (la potentia), e per questo cade in pezzi per le sue proprie contraddizioni davanti alle forze infinitamente inferiori (da un punto di vista strumentale e quantitativo, ma non di potere effettivo e qualitativo).
I movimenti sociali, i partiti progressisti critici, liberatori, devono sapere apprendere ad agire con inferiorità di forze (fisiche, meccaniche, coercitive), ma contando con il potere che viene dal basso, dal popolo.
È essenziale che la prassi di liberazione parta dal popolo, si mantenga nel suo elemento, mobiliti dal di dentro e dal basso l’attore collettivo storico del popolo (come plebs che costituirà un populus).
Solo A. Gramsci ha potuto descrivere adeguatamente come la classe dirigente, davanti alla distruzione del consenso con il dissenso popolare, passa da egemonica a dominante. E come tale esercita il potere come dominazione, come repressione, come violenza, come terrorismo di Stato nei casi limite (delle dittature militari latinoamericane imposte dal Pentagono nei decenni dai Sessanta agli Ottanta, per esempio).

Coazione legittima, violenza e prassi di liberazione
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Spesso, oggi si parla di terrorismo, di violenza, di guerra giusta, e non la si distingue dalla coazione giustificabile, quella degli eroi, per esempio quella di M. Hidalgo o G. Washington. È necessario denominare distintamente, con altre parole, azioni che normativamente avevano significati molti diversi, e si confondono. Chiameremo coazione ogni uso della forza quando è fondato nello Stato di diritto. In questo senso la società politica ha il monopolio dell’uso della coazione fondata sulla legge – per quanto i cittadini abbiano emanato leggi e si impongano di obbedirle, obbedendosi nella realtà a sé stessi – situazione A dello schema.
La situazione si complica quando movimenti sociali o il popolo scoprono nuovi diritti e lottano per il loro riconoscimento. Per la comunità oppressa o esclusa, questi diritti creano una nuova legittimità (è la legittimità B nello schema). In questo momento la coazione legittima (in 1.a) a partire dall’antico sistema di diritto (p. e. quello delle Leyes de Indias), si trasforma in illegittimo per coloro che si oppongono (i patrioti liberati da M. Hidalgo), e adesso appare come violenza per gli oppressi che lottano (situazione 2.a:C), L’azione puramente violenta (in 2.b:D), d’altra parte, è quella che non coinvolge tutto un popolo nella lotta per le sue rivendicazioni, bensì soltanto una pretesa avanguardia antiistituzionale, non contando sull’appoggio collettivo consensuale critico di nuova legittimità (B). Violenza è anche l’azione della forza contro il diritto dell’altro (della giustificabile istituzione legittima: o dell’attore della prassi di liberazione); è sempre un crimine. M. Hidalgo, usando una forza anche armata (illegale per le Leyes de lndias, ma legittima per la comunità popolare patriota, B) non esercita violenza bensì coazione legittima, liberatrice.

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Legenda dello schema
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29. Illegale rispetto al sistema di diritto vigente e adesso repressore.
30. Distinguiamo tra legittimità o illegittimità (A) e (B).In (A) ci si sta riferendo al sistema empirico vigente, egemonico che diventa dominante. In (B) il riferimento è alla nuova legittimità che si instaura a partire dall’azione critico-transfonnatrice o liberatrice del popolo. Le Leyes de lndias che stabilivano il regime coloniale della Nuova Spagna erano ilegittime (A). Il nuovo ordine che M.Hidalgo tentava di instaurare e che, prima che in Chilpancingo si decretasse una Costituzione, è legittimo (B).
31. Legittima rispetto al consenso critico del movimento sociale o politico critico.
32. Legale in riferimento al sistema vigente.
33. Illegittima davanti al consenso critico degli oppressi che hanno preso coscienza dei loro nuovi diritti.
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La morte del nemico aggressore, in una lotta difensiva patriottica, è giustificabile a partire dalla piena normatività politica e non si oppone al principio materiale della vita, poiché su un piano di maggiore complessità, più concreto, quando i principi possono opporsi, è necessario discernere priorità: il principio della difesa della vita della comunità popolare innocente ha priorità sulla vita dell’aggressore colpevole (e colpevole in quanto aggressore, in quanto colonialista, ecc.). In una battaglia i due eserciti avevano differente qualificazione normativa: l’esercito nordamericano è aggressore ingiustificabile in Iraq; è violenza illegittima, è terrorismo. La difesa della popolazione irachena (o dei patrioti in Palestina) è difensiva, eroica, giustificabile; è coazione legittima.
È chiaro che stiamo parlando di situazioni limite, ma che ci aiutano per chiarire l’applicazione concreta dei principi, e non accettare facilmente il caos concettuale creato dai poteri militari ed economico-politici imperiali in vigore.

Costruzione della nuova egemonia
Haggai, Zerubbabel, e Joshua
I movimenti popolari, il popolo, deve costruire il potere dal basso – si dice spesso nelle riunioni di Porto Alegre. Il potere del popolo, come iperpotentia critica, si costruisce basso (e non solo dal basso). Questo potere ha come sede lo stesso popolo. Ciò che si costruisce (non si prende) è l’accumulazione di forza, l’unità; sono le istituzioni e la normatività soggettiva degli agenti. Dopo viene l’esercizio delegato del potere (la nuova potestas). In effetti, la prassi di liberazione è questa costruzione stessa. È l’azione dei soggetti che sono divenuti attori che edificano il nuovo edificio della politica a partire da una nuova cultura politica.
Avendo iniziato come lotta di liberazione del sindacato dei cocaleros, quando Evo Morales è eletto presidente della Bolivia nel dicembre 2005, comincia allora, a partire da una prassi di costruzione di egemonia, la trasformazione dello Stato. A partire dall’opposizione critica (sempre un poco distruttiva, pericolosa, negativa) si passa all’esercizio delegato positivo del potere. La prassi di liberazione degli schiavi di Egitto (come al Tupac Amaru piaceva chiamarsi nella sua ribellione andina), puramente negativa, quando arriva al fiume Giordano alla fine del deserto – e per questo muore il liberatore Mosé e comincia ad esercitare il potere in forma delegata Giosuè, il costruttore ambiguo (1) del nuovo ordine – si trasforma nella prassi che deve riuscire a proporre un progetto egemonico di maggioranze (che includa anche il migliore dell’antico regime, perché non si può governare con minoranze, dispoticamente e antidemocraticamente). La prassi di liberazione diventa creativa, immaginativa, innovatrice del nuovo ordine, frutto della trasformazione, che adesso deve sapere amministrare efficacemente. Il compito è molto più difficile, complicato, concreto, che nella semplice opposizione. È una responsabilità di governabilità fattibile.
I movimenti sociali e i partiti politici progressisti, critici, devono dedicarsi al compito della traduzione delle rivendicazioni di tutti i settori (le identità differenziali) che, per la mutua conoscenza, dialogo e inclusione nella propria rivendicazione delle altre rivendicazioni, vanno costruendo l’egemone analogico che è sostenuto da tutti trasformandosi nella nuova proposta frutto della prassi di liberazione popolare. Un mondo dove entrino tutti i mondi! – è il postulato.

(1) Dico ambiguo perché nella narrativa simbolica semita Giosué è un conquistatore, deve uccidere Cananei, distruggere Gerico, pulire la terra e occuparla. Infine, è un’azione equivoca, piena di ingiustizie, violenza e dominazione. Questa è la Bibbia che portavano sotto il braccio i nordamericani occupando la terra, il Far West… contro i messicani (i nuovi Cananei per dirla con Virgilio Elizondo, pensatore chinano-messicano).


Crediti
 • Enrique Dussel •
 • Venti tesi di politica •
 • trad. Antonino Infranca •
 • Pinterest •   •  •

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