
Nel freddo inverno del 1917, mentre l’Europa intera si dissanguava nelle trincee della Prima Guerra Mondiale e il movimento socialista internazionale si lacerava tra chi sosteneva lo sforzo bellico e chi, come me, invocava la pace e la rivoluzione, il mio orizzonte fisico si ⋯





L’autorità di una presenza femminile si impone in questa Cartolina della Wiener Werkstätte n. 290 (Inv. 7665 01) non attraverso la scala monumentale, ma tramite un magnetico duello di sguardi che trasforma il formato 14 × 9 cm in un’arena di confronto psicologico. Schiele ⋯

La collaborazione tra Egon Schiele e la Wiener Werkstätte trova nella Cartolina n. 288 (Inv. 7664) un punto di equilibrio perfetto tra la democraticità del supporto seriale e l’aristocrazia del segno espressionista. In soli 14 × 9 cm, l’artista dimostra che la potenza di ⋯



L’urgenza del 1913 si riversa in questo foglio d’album (Inv. 2214) come una scarica di energia cinetica che trasforma la matita e il gesso negli strumenti di una vivisezione psichica. In uno spazio di 12,5 × 19,5 cm, Egon Schiele non cerca la grazia ⋯

L’intimità del taccuino si rivela nell’Inv. 7580 come un territorio di caccia dove l’occhio di Egon Schiele insegue la verità del corpo prima che questa si cristallizzi in posa accademica. In questo rettangolo di 7,4 × 9 cm, non assistiamo a una rappresentazione, ma ⋯

Pochi centimetri di carta e grafite (Inv. 7773) bastano a Egon Schiele per sfidare la tirannia delle proporzioni, trovando in una scala microscopica di 4,6 × 4,1 cm una forza d’urto monumentale. Non siamo di fronte a un appunto distratto, ma a una sintesi ⋯